Stanze di vita quoidiana

Ziadè guarda sconsolata l’acqua che è traboccata dalla pentola in ebollizione. “ Oh Modiè! ( mon dieu). E’ uscita l’acqua, non mi era mai successo prima. Che sciocchina, dove ho la testa!” “ Ci hai messo il sale mentre era già bollente, eh?” Mia cugina la guarda di sottecchi. Ha gli occhi grandi, da cerbiatta, di un colore tra il verde e l’azzurro che ricorda la superficie tranquilla di un laghetto alpino, ma dentro è d’acciaio. La sua cucina ci ospita da qualche tempo, stiamo da lei, siamo le sue “badanti”. L’ha scampata bella, mia cugina. Nata con un “buco nel cuore”, non se n’era mai accorta fino a qualche mese fa. Ora sta molto meglio, è in convalescenza, ma scalpita, freme, non ne può più e deve rimanere a casa fino a settembre. Inutili le nostre ragioni, lei vorrebbe volare e si deve accontentare di zompettare appena. E’ sempre stata una ragazza dinamica. Va e viene da Roma, dove lavora, ha moltissimi amici che frequenta spesso e volentieri e va dappertutto. Affronta con coraggio e determinazione una vita da sola, senza lamentarsi e col sorriso sulle labbra. Se non fossimo fatte di ferro non ce l’avremmo mai fatta noi donne della nostra famiglia, così esigua, così scarna, ma così unita. In questi giorni condividiamo gesti e parole, risate e qualche lacrima che subito cancelliamo, perché siamo schive, io e lei, poco inclini al vittimismo e al sentimentalismo. E’ bello ritrovarsi a raccontare di noi, piccoli aneddoti, vita quotidiana che ormai appartiene al passato, ma fa ancora male se ci pensi. Siamo come quegli alberi attraversati da un fulmine che hanno una parte di loro secca e attorcigliata che non fiorirà mai più. Però continuano a vivere, nonostante tutto e la parte di loro che è viva ingloba quella morta, la protegge, la cura, getta nuovi fiori e nuove foglie e sembra tutto così nuovo e bello e verde, che il ramo secco non si vede più.


Le fettuccine di Ziadè sono pronte. Strepitose, ai funghi porcini e pomodorini, una meraviglia!


 

posted by lunafragola @ 11:29 - martedì, 30 giugno 2009
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La Star

In questi giorni sui blog di Curlyz, IlDito, Fatafosca e Paciugo sta girando un video per noi molto importante. Io che non so nulla di tecnologie avanzate, non ho la possibilità di postarlo. Avrei potuto chiedere l’aiuto del Dito, sempre disponibile a farmi uscire dal pantano dell’ignoranza tecnologica, ma preferisco parlare di questo evento attraverso quello che mi riesce sufficientemente bene per non sfigurare: le parole.


Luca Bizzi è arrivato dalle brume del profondo Nord padano una mattina( o un pomeriggio?) di quindici anni fa. Il fato, e l’aiuto di una nostra amica “cantantessa”, lo portarono direttamente a Pomezia e, per fortuna, nella nostra vita. Era un bellissimo ragazzo non ancora trentenne, dai lunghi capelli corvini e folti, tenuti legati da una coda di cavallo. Molti nel vederlo lo scambiavano per Fiorello, che allora imperversava col karaoke per tutta l’Italia. Ho visto coi miei occhi ragazzine ululanti nel centro di Verona che lo salutavano impazzite scambiandolo per il divo del momento. Lui lasciava fare e rideva, anzi, giocava con questa somiglianza e sono rimaste foto memorabili di noi che ci divertivamo a fingerci fanzzzz arrapate mentre lui si concedeva o si allontanava a seconda dell’umore. Il fatto è che Luca è un musicista, uno vero, con la M maiuscola. Luca vive e si nutre di musica, fa musica ed è la musica. Non ha mai ceduto a compromessi ed ha sempre, sempre scritto e composto musica ogni giorno della sua vita. Io di musica non sono un’esperta, non sono un critico né vorrò mai esserlo nella vita, ma le sue canzoni mi sono sempre piaciute molto e della nascita di tante sono stata spettatrice diretta , assorta e felice. Quelle che amo di più sono “ Iole alla luna” e “ La casa per l’inverno”. Non lo paragono a nessuno, un po’ perché ho paura che si offenda, dal momento che ha distrutto allegramente miti musicali da me lungamente amati, un po’ perché Luca è Luca. Punto. Su You tube c’è, con “Lo stesso di sempre”, il suo nuovo video. Quello di questi giorni, che mi piace già tanto. Quello che ancora non gliel’ho detto, ma lo farò prima o poi. Ho un sogno: noi sotto il palco e lui sopra a suonare e a cantare le sue canzoni. Non so se sia anche il suo, ma se lo meriterebbe, davvero e non lo dico solo perché gli voglio tanto bene. Noi in famiglia, scherzando, ma non troppo, lo chiamiamo “ La Star”.

posted by lunafragola @ 17:38 - domenica, 21 giugno 2009
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Storie di ordinaria burocrazia

Redigere un verbale è una delle cose più pallose che la burocrazia abbia inventato, è assolutamente dannoso per la salute, specialmente per la mia. Io sono prolissa, logorroica, verbosa, il verbale dev’essere sintetico. Io sono distratta, mi dimentico anche nome e cognome e passo le ore a cercare gli occhiali scoprendoli, poi, sul naso, il verbale è micidiale, devi ricordare tutto fin nei minimi particolari. Di solito lo scrivo in condizioni penose. Il Collegio dei Docenti, ovvero la riunione generale in cui TUTTI  i docenti di una scuola si riuniscono per deliberare, da noi si tiene in palestra, perché non esiste nessuna sala per gli insegnanti degna di questo nome e noi siamo tantissimi. La palestra rimbomba, ha un’acustica orribile, dopo un po’ che ci stai, e si parla tutti insieme, hai sudorazione, tremori diffusi e  chiedi al  collega più vicino che ti finisca con un colpo in testa per la disperazione. Il nostro Collegio, poi, è un caravanserraglio dove tutti parlano, commentano, gridano per farsi sentire e il risultato è una bolgia infernale che al sommo Dante fa un baffo a tortiglione. Fino all’anno scorso avevamo un preside con la voce stentorea che, per farsi sentire, ogni tanto urlava. Tutti si zittivano all’istante, ma poiché LUI era logorroico, ogni suo intervento durava venti minuti e dopo un po’ tutti riprendevano allegramente a farsi i capperi loro. Un tormento.Quest’anno va un po’ meglio, la preside nuova è efficiente, sintetica e di poche parole. Inoltre ha minacciato di aggiornare la seduta al primo sabato disponibile ottenendo un silenzio di tomba. Si sentivano passare le automobili sulla Pontina, che dalla presidenza dista un bel po’. I collegi sono sempre di una noia mortale, ma il più mefitico è quello di maggio, quando ci sono le adozioni dei libri di testo. Oltre alla solita relazione in tot numeri di copie, ogni classe deve leggere la relazione e farla approvare. I libri vengono scelti dagli insegnanti che hanno avuto la quinta, per le future prime e da quelli di terza per le future quarte e quinte. Una volta c’erano il libro di lettura e il sussidiario, ora ci sono il sussidiario dei Linguaggi( lettura) e quello dei Saperi ( storia, geografia, scienze e matematica), il libro di inglese e quello di religione. Tutte le scelte devono essere motivate e LETTE all’assemblea. Regolarmente ci si annoia mortalmente, c’è chi guarda il soffitto, chi mastica il chewing gum, chi recita ad occhi chiusi il rosario ( questo è successo davvero). Poi ‘sto verbale bisogna copiarlo, limarlo, controllarlo e darlo in pasto alle be…….ehm………farlo leggere ai colleghi. In questo frangente la maestrìa dei maestri, mi si perdoni la ridondanza, è fantastica! Se sbagli una virgola, se ti dimentichi una parola, se riassumi un pensiero(!), ci sono venti persone che te lo ricordano e pretendono correzioni immediate. Ma non erano tutti addormentati e annoiati, nella seduta precedente?


In un verbale, si decide qualcosa usando sette volte, almeno, la parola DELIBERA, quando basterebbe scrivere tre parole e basta. “ Verba volant, scripta manent” dicevano i latini. Ma tra tremila anni, sarà importante riesumare uno scritto dove si legge che cambiare il colore dei muri da verde acqua a celeste è stato votato a maggioranza?

posted by lunafragola @ 22:06 - giovedì, 18 giugno 2009
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Lessico familiare

Se Ziadè fosse nata nell’800, sarebbe stata una fanciulla di buona famiglia, che imparava le arti muliebri del ricamo e del cucito, del canto e del pianoforte compresa quella, ben più importante, di compiacere un marito. Ziadè è una roccia travestita da filo d’erba,ha una voce esile e compita, un fisico minuto e delicato, occhi azzurri e capelli bellissimi, rosso scuro ( ora tinti) e folti. E’ vezzosa senza essere leziosa, dura come un diamante, ma diafana come un velo di tulle. Ziadè ha 75 anni portati benissimo, un fisico che molte donne più giovani le invidiano, anche se l’età ha richiesto, e riscosso, il suo pesante contributo. In famiglia è famosa per il suo modo buffo di parlare. Nata a Roma da genitori lombardi, della provincia di Mantova per la precisione, non ha mai preso il pesante accento romano che aveva il fratello, ma ha mantenuto un legame con la patria d’origine infarcendo il suo lessico di espressioni tipicamente lombarde con una curiosa miscellanea di accenti. Non ha mai detto una parolaccia in vita sua, odia la volgarità e quando è proprio arrabbiatissima, l’ingiuria peggiore che le esce dalla bocca è un sonoro ( si fa per dire): “ Va’ sül müs!” che per lei è l’equivalente di una bestemmia. Suo figlio vive a Parigi da ben 15 anni e la sua gioia più grande è quella di poterlo andare a trovare ogni tanto, godendo della vista di una delle più belle città del mondo. E’ una vera globetrotter Ziadè, ha un senso dell’orientamento da fare invidia ad un tuareg e prenderebbe tranquillamente la mongolfiera per una gita sull’Artico. Ogni volta che può, ci racconta dei suoi viaggi nella ville Lumière, provocando sogghigni a non finire. “ Ah che bella Parigi che bella! Siamo scesi alla Gardeliò(1), Picopico ( mio cugino) c’è venuto a prendere e poi ci ha portato ai Scianselisir (2) e anche a Notredan(3). Ma che bella non ci potevo credere! Lì c’era un misierDipom(3) che ci aspettava e io li sentivo che parlavano fitto, fitto…..Ah, ma io ho capito, però, ho orecchio per le lingue. Brava Ziadè, brava Ziadè. Quando indovino qualcosa, alla televisione alle trasmissioni che fanno, mi dico sempre brava Ziadè, brava Ziadè e rido. Perché io non ho studiato, ma mi piace conoscere ,mica sono stupida. Riesco perfino a capire le parole in greco e non l’ho mai studiato il greco. Brava Ziadè, brava Ziadè!”Una sera, poco dopo che mia madre era morta, venne a trovarmi e si fermò fino a tardi. Quando decise di andare a casa, alcune mie amiche volevano accompagnarla, ma lei rifiutò. : “Non ho bisogno di bogar (4), abito a due passi. E poi, sai che ti dico? Peggio per chi mi rapisce, dovranno darmi parecchio da mangiare, mica sono un’erborista (5)!” Sarebbe divertentissima, se non fosse che noi abbiamo sentito il suo modo di parlare tonnellate di volte. Lei parla a raffica, di tutto e sempre, non smette mai e dopo qualche ora che stai in sua compagnia, ti viene la voglia di ucciderla pur di farla star zitta, ma è assolutamente adorabile e le perdoni tutto. Basta vederla ogni sei mesi o giù di lì.




Ziadè è stata programmata dall’epoca in cui è vissuta da giovane e dalla famiglia ad essere una buona moglie. Per lei gli uomini sono esseri da riverire e curare, anche se l’hanno ferita pesantemente e a lungo, come suo marito. Ancora oggi ne sente la mancanza. Purtroppo la vita le ha allontanato il figlio e tolto anche il fratello, mio zio, che lei amava moltissimo e al quale è sempre stata devota. Non è sottomissione la sua o servilismo. E’ il suo modo di essere, tipico di un certo tipo di donna che non ha conosciuto altro che questa impronta. Anche oggi, nell’era del computer, della televisione, lei così indomita e indipendente, così giramondo e curiosa, ha bisogno di appoggiarsi ad un uomo. Nei nostri frequenti viaggi per ospedali ( ne abbiamo girati tanti insieme), gli uomini fungono da accompagnatori e mentre noi consoliamo, laviamo, puliamo, rifacciamo letti, diamo acqua ed altre leccornie, spandiamo lacrime o sorridiamo, loro se ne stanno da una parte a raschiarsi la gola o vanno fuori a fumare. Ma lei con il suo pigolìo da uccellino dice sempre:” Meno male che oggi è venuto Tizio o Caio o Sempronio, mi sento più sicura quando c’è un uomo!”




 (1): Gare de Lion


(2): Champes Elyseès


(3): monsieur Dupont, amico di mio cugino


(4): body guards


(5): vegetariana




 




posted by lunafragola @ 20:37 - domenica, 07 giugno 2009
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Se son rose fioriranno

La mia rosa sta riprendendo vita. Funestata dagli afidi ,o qualcosa di simile, aveva sempre tutte le foglie bucherellate e i gambi ricoperti di una patina biancastra che non riuscivo a mandare via. Come giardiniera faccio pena, non ho la costanza di curarmi assiduamente del terrazzo, ma la mia rosa mi preoccupa da sempre. E’ bella, di un rosa carico tra il fuxia e il salmone. Ha ormai più di sei anni ed è sopravvissuta alla mia incuria e ad un trasloco. E’ resistente la mia rosa, nonostante gli afidi ha sempre prodotto degli splendidi fiori, puntuale a ogni maggio. Le ho cambiato la terra, col freddo, ho preparato un anticrittogamico naturale ( grazie Casimiro) e glielo sto spruzzando da quando fa molto caldo, mattina e sera. Pare che funzioni, le foglie ora non sono più triturate, qualcuna è ancora sbocconcellata, ma ormai si tratta di piccoli buchi. Gli odiati parassiti se ne stanno andando. Però ancora non voglio cantare vittoria, tutte le volte che l’ho fatto, poi è arrivata una disfatta coi controfiocchi, perciò non dico nulla, osservo e aspetto. Intanto mi godo la mia rosa bella e profumata.


Mi sono sempre piaciute molto le rose, più degli altri fiori, che pure amo molto. Non so perché, tra l’altro è anche banale, dal momento che si tratta di un fiore celebratissimo, ma è così. Mi piace la loro corposità quando sono in piena fioritura, perfino le più piccole sono carnose e gonfie di petali. Mi piace il loro profumo così intenso da stordirti e lo annuso ogni volta che posso. Se capita, mi fermo davanti a loro e annuso, ovunque io sia, non posso farne a meno. Mi piacciono i loro colori così decisi, maturi, se è rosso è rosso fiammante, se è giallo, è giallo vivo, se è bianco, è eburneo, burroso. Anche il rosa chiaro ha una punta di decisione che incanta. Sono voluttuose, sensuali, sfacciatamente belle ed eleganti e inducono a pensieri peccaminosi e impudici. Niente castità, purezza e santità. Ormai ho rinunciato ad aspettarmi fiori da un uomo, l’ultimo che me le ha regalate è stato mio padre, ma non c’è più da tanto tempo. Allora me le compro da me quando posso. La prossima sarà rossa come la lussuria, poi si vedrà.


 Vorrei avere un giardino pieno di rose di tutti i colori e sentirne il profumo da maggio ad ottobre e che l’unica preoccupazione della mia vita fossero i maledetti afidi e nient’altro.

posted by lunafragola @ 12:18 - domenica, 31 maggio 2009
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Era di maggio

Maggio è un mese bellissimo. Credo di preferirlo a tutti gli altri, lui e giugno, perché è caldo senza che ci sia afa, la vegetazione è lussuosa, ma non bruciata, è pieno di fiori e i profumi invadono l’aria in continuazione, la luce ritorna fino a tardi e si ri – nasce a nuova vita. Se avessi potuto scegliere, forse sarei nata di maggio o di giugno, invece che di dicembre. Chissà, allora, se “nascere” col blog proprio in questo mese, di 21, tre anni fa, non sia stato un segno del destino? Tre anni, chi l’avrebbe mai detto! Nella blogosfera pare sia un record mica da ridere, visto che molti blog durano un anno o poco più. Ma io, come in tutte le cose della mia vita, sono anomala anche in questo. Se una cosa mi piace, mi appassiona, è mia, non la mollo così facilmente. Periodi di stanchezza ce ne sono e ce ne saranno, ne sono consapevole, chi non ne ha? A volte, fugacemente, mi sono chiesta a cosa servisse scrivere di me, dei miei pensieri in un luogo così estraneo, virtuale. Non mi chiedo più se importa a qualcuno, perché principalmente quello che scrivo importa a me e se i primi tempi stavo attenta a quello che scrivevo, a chi commentava, all’impressione che avrei potuto fare, adesso non ha più importanza. Scrivo e basta. Non ho mai accusato o aggredito nessuno, in questi tre anni e, se mi è capitato di farlo, ho subito chiesto scusa. So di essere logorroica e irruente. Non peso le parole come dovrei, ma non trincio giudizi a priori né condanno o giudico nessuno. Quante persone sono passate di qua lasciando un commento, una traccia della loro presenza. Mi piacerebbe ricordarli tutti, uno a uno, ma è impossibile. Alcuni, come la mia Sorryso e Mariastrofa, non ci sono più, altri hanno chiuso il blog, altri ancora non scrivono da tempo. Pochi, devo dire, non passano più di qui per motivi che ancora mi sono incomprensibili. Io, però, li ricordo tutti e a testimonianza ci sono i link di tutti, anche di quelli che mi hanno linkata( che buffa questa parola) e poi mi hanno cancellata. Colpa mia, se lo hanno fatto è perché non sono stata abbastanza attenta a loro, come avrebbero voluto, e mi dispiace. Molti sono qui da quando ho aperto e tra questi, ormai, ho dei veri e propri amici, che ho incontrato, che ho toccato con mano, con i quali mi sono guardata negli occhi, che ho scelto, di nuovo, anche nella cosiddetta vita reale. Spero, mi auguro, di vederne altri ancora, dal vivo, e di non fermarmi. Ringrazio chi mi ha premiata, Trillibella, Calmix, Coltempo, Blumosquito, con un premio che non penso di meritare, ma che mi ha dato immensa gioia, anche se non ho mai messo nessun banner, per incompetenza mia e perché mi imbarazza moltissimo mettermi in mostra. Ma i premi sono lì ed io li amo tutti, ci tengo a sottolinearlo. Ringrazio, ormai da tre anni, IDito e La Regina, miei amici di sempre, miei salvatori, coloro che hanno fatto la differenza, che mi hanno spinta ad aprire un blog. Questa è la mia casa virtuale e sembra proprio che io debba averla solo qui, una casa tutta mia,visto che nella vita reale mi sfugge sempre dalle mani.


Mi hanno costretta a mettere voti anche se non è nelle mie corde. Non ho mai messo un cinque a nessuno dei miei alunni e non lo metterò mai se posso. Cerco di dare DIECI quando è possibile, perché credo che se lo meritino sempre, i miei alunni, a dispetto di tutto.


DIECI E LODE COL BACIO  voglio darlo a voi, miei cari bloggers di ieri e di oggi. Vi sono debitrice. Grazie a tutti.

posted by lunafragola @ 20:37 - giovedì, 21 maggio 2009
commenti (50) in passioni, me stessa, amici miei
Intense emozioni

Sono a Roma Termini e sto aspettando la meravigliosa Trillibella , finalmente,dopo tre anni, ci vediamo. Un’altra blogger del cuore, un’altra persona deliziosa che mi si è svelata giorno dopo giorno così, senza parere, fino a diventare importante. Sono  un po’ in ansia. Per quanto tu possa conoscere una persona, finchè non la vedi non saprai mai se funzionerà davvero. A Ntale ero nello stesso posto ad aspettare DolceSys, ma allora è andato tutto bene, lei è straordinaria e ci siamo piaciute subito, anche dal vivo. Perciò giro qua e là e attendo.


Alzo lo sguardo e lui è lì, mi chiama. Che strano, non lo avevo notato prima , in mezzo a tanti altri come lui eppure, quando vengo alla stazione li cerco sempre. “ Carla” mi dico” stavolta guarda solo, mi raccomando. Non puoi farne a meno ,lo so, ma contieniti. Ne hai avuti tanti, perché proprio lui e proprio oggi”?Ce ne sono a centinaia, colorati, grigi, alti, bassi, stranieri. Gli passo davanti e ci inciampo, distratta da altri come lui.


L’emozione mi soffoca e sento un inebriante piacere avvolgermi tutta. Io so cosa c’è dentro, io so che mi perdo e mi perderò, anche per quelli per cui non ne vale la pena, tutto sommato. Quelli dal bell’involucro, ma dal contenuto inesistente, quelli malandrini, di grandi promesse, ma vuoti e fatui, quelli pesanti, che non finiscono mai, che ti stanchi a sorreggerli eppure continui ad amarli. e aspiro l’odore come una drogata. A volte è tenue, solo una lieve traccia, a volte è intenso, pungente , carico di promesse. Mi gira la testa, sono troppi, troppi, non potrò mai averli tutti, campassi mille anni. Poi ritorno sui miei passi e lui è di nuovo lì, con la copertina bianca e lo sfondo verde, nuovo di zecca, bello alto come piace a me. Leggo il titolo e l’autrice e la terza di copertina. Mi intriga, adoro gli scrittori anglosassoni. Questa è inglese, non la conosco, ma la leggerò. Vado alla cassa e pago, sul display appare il numero di Trillibella. E’ arrivata.


A Roma Termini, dove c’è la biglietteria, c’è un’immensa libreria con le pareti trasparenti.  Tre piani, ma è trasparente solo nell’atrio. Non so se siano di vetro o plexiglass, ma a me, vederla così piena di libri già da fuori, fa venire voglia di chiudermici dentro per sempre. Quando aspetto qualcuno alla stazione do sempre l’appuntamento lì, posso aspettare anche per ore…………sarà chi arriva, che dovrà bussare sulla mia spalla, io sono già nel mio mondo privato, fatto di parole e di storie.


Lei arriva, in rosso, adorabile e bellissima proprio come pensavo.Trillibella, chiacchiere, risate e un ottimo caffè. Un bellissimo modo di passare una domenica mattina di intensa e calda primavera.

posted by lunafragola @ 20:53 - domenica, 17 maggio 2009
commenti (29) in passioni, amici miei
Mandrion'sParty

Prepararsi per andare ad una festa…………..Ogni donna che ha superato i cinque anni di età sa bene che fatica di Sisifo sia questo evento. Il maquillage, i vestiti, le scarpe, i gioielli, il profumo, roba da perderci la testa. Io che ho sempre dedicato al mio aspetto esteriore la stessa attenzione di un elefante verso l’uccellino che gli becchetta sul groppone, non mi sono mai fatta prendere da un’ansia particolare in questi casi. Mi ricordo, ad esempio, mia cugina, coetanea, che era diversa da me come il giorno dalla notte. Lei, minuta, delicata, bella, una venere tascabile, era sempre benvestita e pettinata, dedicava alla cura del suo corpo mille attenzioni. Non a caso, a 52 anni, già nonna, sembra mia figlia. Quando c’era una festa, la sua stanza era un tripudio di colori e di abiti, che lei sceglieva e scartava metodicamente, in un crescendo di tensione, di parossismo stilistico. Io assistevo affascinata e inorridita, senza proferire parola.


Quando ero giovane ci ho provato a farmi prendere dall’ansia, e dedicavo le mie buone due o tre ore per prepararmi, ma allora ero bella e fresca e non lo sapevo, così ho passato centinaia di feste a crucciarmi per un capello andato a male( i miei capelli sono fini e lisci come spaghettini scotti e spiovono sul viso alla stessa maniera) o una macchia sulla camicetta o una calza smagliata. Ora che sono più vecchia, appassita e sfatta, vado alle feste con la consapevolezza che più di così non posso peggiorare e mi diverto. Ieri sera sono andata ad una festa, anzi, LA FESTA, quella a cui vado da qualche anno, la sola tra l’altro, perché non ce ne sono altre all’orizzonte: il Mandrion’s Party di primavera organizzato splendidamente dal mio amico IlDitoarculo. Dopo tre giorni di campo scuola faticosissimo, il mio primo pensiero, appena tornata a casa,  era quello di dormire due giorni e farla finita, ma ho resistito. Sabato ho dormito tanto e mi sono riposata e la sera mi sono avviata verso l’Urbe fresca ( si fa per dire), come una rosa e ho capito una cosa fondamentale, che a volte, muoversi e lasciarsi andare agli amici vale molto, aiuta ad allontanare i cattivi pensieri, a stare bene e a vedere le cose in un’altra prospettiva. Mi sorprendevo a rispondere a chi mi chiedeva :” Come stai”? “ Adesso che sto qui, con voi, bene” ed era vero. La notte vellutata di maggio, il profumo intenso e dolce del gelsomino in terrazza e poi, il calore e il colore e la certezza degli amici di sempre, la freschezza e la gioia di quelli nuovi di zecca, Paciugo e LordCrespo, che hanno colorato la mia serata già variopinta di suo. Persone che hanno confermato quello che già pensavo di loro leggendole, che sono straordinarie. E ballare, ballare e ridere e mangiare e bere e fumare. IlDito ha la meravigliosa capacità di catalizzare persone belle, solari e intense come lui. Alle sue feste non ci si annoia mai e si torna a casa più contenti, il suo bar è sempre fornitissimo, la sua cucina è buonissima, la sua compagnia generosa e instancabile. Lui è ovunque, attento alle persone, disponibile, allegro. Bisognerebbe adottarlo come terapeuta, davvero.


Io ce l’ho come amico e sono fortunata. Al prossimo Mandrion’s Party, mi amor.

posted by lunafragola @ 21:24 - domenica, 10 maggio 2009
commenti (41) in me stessa, amici miei
Armiamoci e partite

Questa settimana si va, è deciso. L’Abruzzo è saltato, purtroppo, così il campo scuola si fa sul Monte Amiata. E’ giusto così, non era proprio possibile portare i bambini sul Gran Sasso, non in questo momento. Dopo frenetiche trattative con l’associazione che ci porterà, siamo approdati in Toscana e felici di andarci, oltretutto. Il luogo dove andremo, sopra Arcidosso, a 1400 metri, è incantevole. Io ci sono stata già altre volte e sono stata benissimo. Memorabile fu l’unico campo scuola che facemmo nell’aprile di qualche anno fa: nevicò abbondantemente per tutti e cinque i giorni e un campo naturalistico – astronomico si tenne al chiuso dell’albergo , con qualche rara e sporadica uscita. Ma ci divertimmo lo stesso, perché, in fondo, anche se la fatica è immane, noi al campo scuola ci siamo sempre divertiti un sacco. Mercoledì mattina, alle 7, raduno davanti alla scuola e partenza alle 7 e 30. Quando arriviamo noi maestre parte sempre l’applauso e le mamme si affollano come chiocce per raccomandare i loro pulcini: “ Maestra Carla, ho messo nello zaino la pomata contro le scottature, la tachipirina per la febbre, l’aspirina per il raffreddore, il machete contro i coccodrilli e gli anaconda, il kalashnikov contro i terroristi e il canotto gonfiabile in caso di alluvioni”, “ Maestra Carla, per cortesia, ogni mattina controlli che Mimmi faccia la pipì tutte le sere e tutte le mattine, non è necessario che entri, basta che ascolti fuori se fa plin, plin”, “ Maè, guardate che Luigino si metta ‘o ggel, che io ci tengo molto alle acconciature” ( queste ultime due sono vere, quella del gel addirittura caldeggiata da un papà). Noi naturalmente ascoltiamo tutti, raccogliamo i soldi di tutti per i regalini, ascoltiamo ancora valanghe di raccomandazioni. “ Maestra Titina soffre di mal d’auto, la mette davanti? Non le ho dato niente da mangiare solo impepata di cozze e peperonata, sa non ha mai fame……………………”, “ Guardi, non voglio assolutamente disturbarla, ma se per caso non riesco a telefonare a Pippo, posso chiamarla sul cellulare? Va bene alle due di notte o alle cinque di mattina così la trovoin albergo sicuramente”?Finalmente, il pullman stracarico parte strombazzando e si vedono mamme in lacrime che salutano soffiandosi il naso o si soffiano il naso salutando e papà che fanno i duri, ma fumano nervosamente e ogni tanto si raschiano vistosamente la gola. I bambini ci provano a fare qualche lacrimuccia, ma dopo un nanosecondo sono già roteanti come scimitarre ed esplodono in tutto il loro incontenibile entusiasmo. Il viaggio è appena cominciato………………..

posted by lunafragola @ 20:29 - lunedì, 04 maggio 2009
commenti (23) in io e loro
Lalla che torna

Lalla è andata in pensione e ieri sera ha voluto festeggiare con amici e parenti la fine del suo ciclo lavorativo in un agriturismo delle campagne ardeatine di nuova apertura. Fin qui tutto bene, se non fosse che Lalla è la donna di mio fratello ed io c’entro con lei come i cavoli a merenda. Ho fatto di tutto, o quasi, per entrare in sintonia con lei e la sua numerosa e innumerevole famiglia, ma proprio non ci riesco. Colpa mia che sono snob, altezzosa e saccente e non riesco, proprio non riesco a compenetrare lo spirito semplice di queste persone. Se c’è una cosa che evito come la peste sono le feste col karaoke, i lustrini sui vestiti di fintosimilcotone o fintasimilseta, le casacche leopardate, pitonate, infestate e trasparenti. Non camminerei su tacchi a spillo altissimi nemmeno se me lo chiedesse Obama in persona, non ballerei finte polke, mazurke e tanghi sempre e solo col passo dell’hully gully, incastrata fra cento persone che si muovono tutte allo stesso, meccanico e sbilenco modo, nemmeno se mi puntassero una pistola alla tempia. Sono una stronza fatta e finita che ama tutt’altro e se ne vanta pure. Intendiamoci, Lalla è buona, una creatura che passa attraverso la vita con nessun dubbio, pochi pensieri e idee ragionevolmente conformiste e mutuate( a noi c’ha rovinato l’euro, che forte Berlusconi, eh?, è tutto un magna, magna, se stava mejo quanno se stava peggio ed altre amenità). Ottava di dieci fratelli, l’unica rimasta a casa con la mamma, vive tutto in modo assolutamente naif. Io so che lei non mi capisce, che si smarrisce di fronte ai miei rifiuti reiterati di andare a trovarla, ma dopo dieci minuti in sua compagnia, ho le visioni mistiche e balbetto frasi incoerenti nel tentativo di intavolare una conversazione su argomenti comuni. La mamma è un’indomita vecchietta che mi parla sempre della madonna, di Gesù e di Berlusconi non necessariamente in quest’ordine, che mi ha raccontato diecimila volte E SEMPRE CON LE STESSE PAROLE, la vita travagliata che ha avuto allevando dieci figli con un marito che le voleva bene, era un gran lavoratore, ma si ubriacava e la chiamava puttana. Le prime volte ascoltavo commossa, è stata una vita di sofferenze, chi non lo avrebbe fatto? Ora, quando comincia, sento l’impulso di strozzarla e puttana vorrei urlarglielo anche io, ma mi trattengo.


Ieri sera, dunque, sono andata pensando che ,forse, avrei mangiato bene così da non sprecare del tutto la serata, invece ci hanno portato del cibo immangiabile condito dalle lodi sperticate di un amico al nostro tavolo, estimatore dell’agriturismo in questione e suo P.R. evidentemente. “ ‘A Carlè, senti che te magni. So’ bbone ste lasagne, ‘na favola. C’hanno pure ‘a pasta ch’i funghi e er pollo alla brasce che è ‘na bomba! L’artra vorta ‘amo magnato er pesce. Peccato che stasera nun lo fanno, ma Lalla ha scerto er menù de carne! Te do er numero mio, così si a qualcuno je va de venì, ch’oo manni!” “Er pollo alla brasce” era un’aletta di piccione secondo me, la lasagna aveva il ragù bruciaticcio ed era di sfoglia spessa come un mattone, per non parlare della pasta ch’i funghi, champignon cotti male, con mezze maniche ancora crude e ho ringraziato gli dei che non ci abbiano dato pesce, perché magari era pure avariato. Oltretutto, ho sfiorato la tragedia quando mi hanno messa vicino ad un colonnello della presunta età di novant’anni( in realtà sono convinta ne avesse più di cento), che mi è stato presentato come grande estimatore di donne, sempre pronto a provarci con tutte e di estrema raffinatezza. Ho avuto le lacrime agli occhi per gran parte del tempo, ma alla fine il colonnello si è addormentato, vinto dal vino e dall’età. Ho tirato un sospiro di sollievo che ha sollevato la tovaglia e il P.R. persona simpaticissima nonostante tutto, strizzandomi l’occhio mi ha detto:” ‘A Carlè, nun te preoccupà, a questo manco er Viagra jelo addrizza più. Colonnè, fatte ‘n artro sonno”!!!!!!!!!!!!!!

posted by lunafragola @ 12:57 - sabato, 25 aprile 2009
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